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Mer 4 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    «Il nostro Mauro ci ha insegnato a vivere con una consapevolezza nuova»

    di Silvia Guggiari

    Marianna e Andrea Bionda sanno bene cosa vuol dire prendersi cura di un bambino che non potrà guarire di fronte a una diagnosi tanto infausta. Mauro, il terzo dei loro cinque figli, è nato con una leucemia linfatica con mutazione genetica diagnosticata a poche settimane dalla nascita: per loro, genitori con due figli piccoli, inizia un periodo intenso divisi tra Preonzo dove vivono, e dove rimangono gli altri figli accuditi da nonni e amici, Berna dove Mauro viene ricoverato al Kinderspital per sottoporsi a delle cure chemioterapiche molto complesse e Zurigo dove viene sottoposto al trapianto di midollo osseo. Il mattino dell’8 dicembre 2003, Mauro a soli 8 mesi improvvisamente muore a causa di un arresto cardiaco. Nonostante la tragicità dell’evento, Marianna e Andrea a distanza di diversi anni ricordano quei mesi come una ricchezza inaspettata: “Quando raccontiamo quel periodo ricordiamo la grande preoccupazione per Mauro, ma anche quanto l’unità tra noi due sia cresciuta in maniera incredibile. Pur non avendolo conosciuto, la nostra figlia più piccola ci ricorda continuamente quanto Mauro sia presente: dopo anni rimane il ricordo dei tanti momenti trascorsi con lui e siamo certi che alla fine della nostra vita lo rincontreremo. Serbiamo la certezza che il Signore non ci abbia mai lasciati soli tenendo gli occhi spalancati sui suoi Segni: nel tempo ci siamo resi conto che quella vissuta con Mauro è stata un’esperienza di conversione personale sul vero valore della vita”.

    Mauro Bionda
    Mauro Bionda

    Se oggi Marianna e Andrea parlano con tanta serenità di quel periodo è anche grazie alla rete di amici e parenti che si è formata intorno a loro, sostenendoli e affidandoli nella preghiera: “Abbiamo scoperto un popolo che pregava per noi chiedendo addirittura l’intercessione al Vescovo Eugenio Corecco per la guarigione di Mauro. Per noi è stata la dimostrazione della vera comunione nella Chiesa”. Fin da subito, i coniugi Bionda si affidano a livello spirituale a Padre Mauro Lepori, che all’epoca era “abate dei cistercensi a Friborgo” e trovano nelle famiglie in ospedale e nel personale sanitario dei validi sostegni: “La condivisione e il confronto con le altre famiglie in ospedale è stato d’aiuto per affrontare le fasi più critiche; sono nate delle amicizie che durano ancora oggi. Abbiamo inoltre avuto la grazia d’incontrare dottori ed infermieri con una grande umanità come pure altri più focalizzati alla tecnica. Non neghiamo che è stato difficile e complicato dialogare con quei dottori che non vedevano in Mauro altro che un caso interessante per la ricerca”.

    Ma come si sopravvive alla morte di un figlio? Chiediamo ad Andrea e Marianna: “In realtà non è sopravvivere ma vivere con una consapevolezza nuova il senso della propria esistenza. La ferita rimane ma lo sguardo sulla realtà di ogni giorno si fa più intenso. Accompagnare la vita di un figlio al proprio Destino è doloroso perché il vuoto della sua presenza fisica rimane. La certezza di averlo affidato alla Madonna ci ha aiutato a continuare e l’incontro con San Giovanni Paolo II è stato un momento di Grazia per capire come andare avanti: abbiamo compreso che l’Eucarestia è la forza e la sorgente della vita”.

    Vi siete mai interrogati sul senso della sua esistenza? “Il senso dell’esistenza di Mauro è contenuto nell’omelia per le sue esequie. Padre Mauro lo ha definito un apostolo di comunione perché nella sua pur breve vita ha suscitato in tante persone un’unità di preghiera e un'affezione nei suoi confronti e nei nostri che abbiamo scoperto più tardi hanno pregato per noi senza conoscerci. Tre dei suoi fratelli hanno studiato o studiano nell’ambito della ricerca biotecnologica e genetica e questo per noi è un segno della sua presenza che li accompagna nel loro cammino”.

    Dalla sofferenza nuove esperienze di vita e di comunità

    Dopo la sua morte, Mauro non finisce di portare ricchezza. Marianna e Andrea con i loro quattro figli si aprono a nuove esperienze, incontrano realtà sul territorio, ma non solo, all’interno delle quali condividere la loro esperienza e portare “nuovo frutto”: incontrano il gruppo “Insieme con coraggio” promosso dalla Lega Cancro Ticino e dal Servizio di oncologia della Svizzera Italiana formato da genitori che hanno avuto figli malati di cancro e che oggi si occupano del sostegno di nuove famiglie. “Da questo gruppo – raccontano i coniugi Bionda - è nato ad esempio il progetto Storie per volare con l’attrice Margherita Saltamacchia e l’Istituto media ragazzi che propone delle letture nel reparto di pediatria di Bellinzona una volta al mese”. Insieme ai figli, partecipano inoltre alle attività proposte dall’Associazione Greenhope - fondazione che organizza eventi per offrire ai bambini malati di cancro e alle loro famiglie momenti di svago -: “Per noi è di aiuto vedere che altri guariscono”. Altra esperienza importante è quella della “messa dei Quadratini” – la celebrazione quotidiana via Zoom tenuta da don Eugenio Nembrini, con malati, disabili, anziani e famigliari curanti da tutta Italia e dall’estero. Il termine “Quadratini” deriva dalle piccole finestre virtuali della piattaforma Zoom che appare sullo schermo -: “Questa esperienza ci ha permesso di conoscere famiglie che stanno vivendo una storia simile durante la gravidanza o con figli più grandi accompagnandoli al loro compimento”.

    Tante esperienze, tanta vita che dopo i mesi vissuto a fianco di Mauro sono germogliate e che ancora oggi portano frutto: “Ringraziamo il Vescovo de Reamy per aver organizzato il Giubileo delle famiglie in lutto che ci ha permesso di ricordare i nostri cari durante la messa”, concludono Andrea e Marianna.

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