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Mer 4 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Quaranta giorni di cammino per aggiungere quel "sale di senso" alle nostre vite

    di Corinne Zaugg*

    Mentre gli echi degli ultimi carnevali nella Svizzera italiana piano piano si spengono, il calendario liturgico vira dal verde del tempo ordinario, al viola che simboleggia un tempo di penitenza, conversione, preparazione e vigile attesa. Un tempo, quello quaresimale, che fa affiorare nei pensieri di molti e molte il ricordo di piccole mortificazioni: caffè bevuti amari, cioccolatini rifiutati, vino che scompare dalla tavola. Un tempo che parlava di austerità, deprivazione, rinuncia, penitenza. Un tempo, quindi, un po’ impopolare.

    Se i quaranta giorni che precedono il Natale e che portano gli stessi colori liturgici della Quaresima, ci appaiono come il bel tappeto ci conduce attraverso le finestrelle dei vari calendari dell’Avvento, al trionfo del Natale con la nascita del Bimbo; qui più che di un tappeto si tratta di ripercorrere il sentiero accidentato, ricco di sassi acuminati e pietre d’inciampo che porta al compimento del percorso di vita, morte e resurrezione di Gesù. Un percorso umanamente difficile da comprendere, credere e vivere. Fu così anche per i contemporanei di Gesù: per gli apostoli e i discepoli che nonostante segni, parole e annunci faticarono a capire non solo il Maestro ma a volte addirittura a mettere in discussione che Egli fosse davvero il Messia annunciato e tanto atteso. Ma anche per Gesù stesso, che camminava sulle polverose strade che lo portarono dalla Giudea alla Galilea, da Nazaret a Cafarnao, dalla riva del mare di Galilea incontro al suo destino preannunciato. Un cammino quindi arduo, che Gesù semina di parole (il lungo discorso della Montagna che Matteo ci racconta nei capitoli 5-7) e a cui si prepara nei quaranta giorni che trascorrerà nel deserto: quaranta come i giorni trascorsi da Mosè sul monte Sinai, quaranta come gli anni del cammino di Israele dall’esodo all’ arrivo nella Terra Promessa, quaranta, appunto come i giorni della Quaresima. Un numero evidentemente simbolico che nella bibbia indica prove, preparazione, purificazione o attesa prima di un intervento divino o di una nuova fase: un tempo anche sufficientemente lungo per avviare o almeno imbastire un cambiamento radicale, una conversione.

    Quaresima quindi come occasione per dare alla nostra vita una svolta: per compiere un’inversione ad “U” sull’autostrada della nostra vita. Non togliendo (cioccolato, fumo, piccoli vizi) ma aggiungendo alle nostre vite quel sale che la rende saporita. Un sale di senso. Di ricerca. Forse anche di silenzio. In cui andare alla ricerca di un deserto che ci offra la nudità e l’essenzialità per guardarci dentro e per andare alla ricerca di quel Dio che abita in noi da sempre. Scrive Madeleine Delbrêl -l’assistente sociale cattolica delle periferie di Parigi-: “Seguire la via dell’amore nella vita di tutti i giorni non è sempre facile. Ci sono ostacoli esterni, ma anche resistenze interne: stanchezza, apatia e distrazioni di ogni genere. Perché questo è un tempo che richiede prontezza e determinazione, e certamente una preghiera costante a Gesù affinché ci aiuti”.

    *Presidente UFCT

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