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    A FestivaLLibro il volume «Sguardi divini. Cappelle e dipinti murali devozionali del Sopraceneri»

    di Laura Quadri

    3’652 manufatti da valorizzare e una storia da raccontare: quella della devozione popolare delle donne e degli uomini che hanno abitato le terre ticinesi nei secoli. Nasce, con questo intento, il bel volume «Sguardi divini. Cappelle e dipinti murali devozionali del Sopraceneri», che verrà presentato il 5 marzo a Muralto a «FestivaLLibro». Pubblicato dal Centro di dialettologia e di etnografia (CDE), in collaborazione con alcuni istituti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, il libro raccoglie i saggi di 17 studiose e studiosi, che mettono in nuova luce cappelle e dipinti devozionali nell’area del Sopraceneri. A conclusione dell’inventario, curato dallo stesso Centro negli ultimi anni. Testimonianze sul territorio «L’interesse del Cantone per questo patrimonio nasce sin dagli anni ‘80», ci spiega Francesca Luisoni, collaboratrice scientifica del CDE e co-curatrice del volume assieme a Paolo Ostinelli e Andrea a Marca.

    «Allora il Cantone, tramite l’Ufficio Musei, poi confluito negli anni Duemila nel nostro Centro, ha realizzato inventari di oggetti che non hanno prettamente una valenza artistica o storica ma rivestono un interesse per la conoscenza del nostro territorio, quali ad esempio i torchi a leva e le meridia[1]ne. In questo contesto si inseriscono anche le cappelle e i dipinti murali devozionali». Non è un caso che si sia scelto di concentrarsi anche su queste testimonianze; infatti le cappelle prosegue Luisoni, «sono un patrimonio diffuso presente capillarmente in tutto il paesaggio cantonale. Se in pianura magari alcune tracce sono state cancellate dall’urbanizzazione, nelle valli possiamo ancora leggere la loro ampia presenza nei villaggi, lungo le strade e sui sentieri della transumanza».

    Da una generazione all’altra

    Le cappelle più antiche risalgono al ‘400, ma «l’intensificazione del fenomeno avviene nel Settecento e prosegue nel Novecento», mentre, geograficamente, nel Sopraceneri, «moltissime si trovano sulla sponda destra del Lago Maggiore. Solo a Minusio sono stati censiti 116 tra cappelle e dipinti murali, oltre 90 a Lavertezzo, Losone e Intragna».

    In Vallemaggia

    Tra queste cappelle, per Luisoni, ce n’è una che ben esplicita la complessità del fenomeno: la «Capèla da Pontíd» a Giumaglio. Realizzata nel 1712 da Pietro Giacomo Pozzi, chirurgo ed esponente di una benestante famiglia locale, «rappresenta la Madonna di Einsiedeln accompagnata da un cartiglio che reca la richiesta di protezione dai pericoli e dal fuoco. Col tempo è diventata un punto di riferimento anche per la popolazione locale che ancora a inizio secolo vi si recava in processione per implorare la pioggia». Come sottolinea Luisoni, sono molte le cappelle a cui sono legate usanze e consuetudini locali, raccolte oltre che dal CDE, da diversi operatori locali, quali ad esempio l’Ass. per la protezione del patrimonio artistico e architettonico della Valmaggia (APAV) e il Museo di Val Verzasca. Il lavoro non è però finito: infatti «a oggi non è ancora stato completato il Sottoceneri al quale ci stiamo dedicando». Si tratta infine di un patrimonio «che si conserva oggi anche grazie alla volontà di enti locali e privati, che se ne prendono cura: una dimensione collettiva che permette alle cappelle di perpetuarsi ancora oggi», conclude la ricercatrice.

    La serata muraltese

    A Muralto parteciperà tra i relatori la prof.ssa Daniela Mondini, dell’Accademia di Architettura (USI), con un intervento ad hoc sulle rappresentazioni femminili all’interno delle cappelle. «Approfondirò soprattutto i temi iconografici», sottolinea. «Nelle cappelle ticinesi e i dipinti murali, infatti, è perlopiù raffigurata Maria in varie declinazioni iconografiche. Fra queste la Madonna del Latte, in riferimento alla Madonna del Sangue del Santuario di Re in Valle Vigezzo, devozione che si rafforza in Ticino tra Sei- e Settecento». Queste immagini «diventano anche un richiamo a mettersi in cammino e a voler raggiungere fisicamente il luogo di venerazione dell’immagine “originale”. Il tema della Madonna che allatta il bambino, oltre a offrire un modello comportamentale e una promessa di grazia può inoltre alludere alle speranze dei contadini di avere un pascolo fruttuoso. Pensiamo anche alle tante reliquie del latte di Maria che si diffondono in Europa, nel corso del Medioevo provenienti dalla “Grotta del latte” di Betlemme. Si pregava con esse anche per le giovani madri. Giovedì prossimo approfondiremo con uno sguardo al femminile diversi altri temi legati a questo patrimonio di immagini devozionali ricche di tradizioni».

    Per l’inventario completo del CDE: map.geo.ti.ch. Il Programma del Festival: festivallibro.ch.

     

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