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Mer 4 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    II Domenica di Quaresima. Commenti al Vangelo per la liturgia romana e ambrosiana

    Calendario romano

    Di fango e di luce, di bellezza e debolezza

    di Dante Balbo*

    Gli ultimi anni ci hanno messo di fronte alla fragilità della Chiesa, piena di scandali e di ipocrisie piccole e grandi, ma anche di lotte coraggiose per i poveri, di Santi che non hanno avuto paura di testimoniare, con la vita, la bellezza di affidarsi ad un Dio che non delude.

    Io non sono diverso: superficiale e profondo, meschino e generoso, ho sprecato doni preziosi e inseguito lucciole come fossero stelle comete. Gesù ha vinto la battaglia con il nemico, domenica scorsa, ma non ha negato la fragilità umana: si è svuotato, umiliato, per bere la coppa della nostra condizione, fino alla morte e alla morte di croce. Come noi e molto di più, ha potuto mostrare anche la sfolgorante magnificenza dell'umanità integrale, rivelandosi nel suo splendore. Lo ha fatto in un momento intimo, con tre dei suoi discepoli, su un monte, dove ha voluto anticipare quello che li aspettava se si fossero fidati di Lui. Si è trasfigurato, diciamo noi, ma forse semplicemente ci ha manifestato come siamo agli occhi del Padre, luminosi e senza macchia, fatti per il cielo. In quel momento, accanto a Gesù, ci sono Mosè ed Elia, rappresentanti di una storia incredibile di amore e predilezione di Dio per un popolo che non è legato da vincoli etnici, ma solo da un'alleanza irrevocabile, perché poggiata sulla fedeltà dell'Eterno e non sulla inconsistenza delle nostre promesse. Noi non siamo gettati in un mondo ostile, senza passato né futuro, ma immersi in un cammino che da sempre Dio ha voluto e che non è il ciclo di un destino che si ripete. La storia ha un'origine e una fine, nella quale Dio sarà tutto in tutti. Dopo questa esperienza straordinaria, Gesù potrà parlare ai suoi di passione, di oltraggi e sconfitte, di morte e risurrezione. Lui per primo ha accettato di essere Re, dalla croce, di perdonarci prima che lo accogliessimo nella nostra vita e anche se lo avessimo rifiutato. Non al di là del fango della nostra umanità, ma dentro la nostra debolezza, come il Padre, anche Gesù vede la luce che si è manifestata quando ha detto, creandoci, "È cosa molto buona!".

    *Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale di Caritas Ticino con mons. Willy Volonté in onda su TeleTicino e online su YouTube e Facebook – II Domenica di Quaresima - anno A

    Calendario ambrosiano

    Gesù e la Samaritana: un cammino per tutti

    di don Giuseppe Grampa

    Lunga questa conversazione di Gesù con la donna senza nome, presso il pozzo. Gesù prende tempo, nell’ora più calda del giorno, per accompagnare il lento, progressivo cammino della donna alla scoperta del suo misterioso interlocutore. Lei aveva semplicemente designato Gesù come un Giudeo, un nemico appunto. Ma poi si chiede se quest’uomo non sia più grande del patriarca Giacobbe. E più avanti è persuasa di avere di fronte a sé un profeta. Addirittura nasce in lei il sospetto che il suo misterioso interlocutore sia il Messia e alla gente del villaggio dice: «Venite a vedere, c’è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarà per caso il Messia?».

    Davvero questa pagina è cammino di fede, itinerario alla scoperta di Gesù che accompagna il lento, progressivo cammino della donna. Vuol dire che anche i frammenti di verità possono essere i passi di questo itinerario. Non disprezziamo i tentativi incerti, possono essere i passi, i gradini di una lunga ascesa. Non cediamo all’intolleranza e al fanatismo nei confronti di chi ancora non è giunto alla pienezza della fede. Al termine del dialogo la decisione da parte del[1]la donna di raccontare a tutti questo incontro.E qui l’Evangelista ha una piccola annotazione: «Lasciata la brocca…». La brocca era necessaria nella povera economia domestica per custodire il bene prezioso dell’acqua; ma quanto è avvenuto presso il pozzo ha così cambiato la vita della donna da farle dimenticare l’acqua e la brocca per andare, presto, a chiamare tutti all’incontro con Gesù. Interlocutrice di questo dialogo è una donna, anzi una Samaritana. C’è una carica di provocazione in questa scelta di una donna, una donna straniera, una donna dal passato poco raccomandabile per farne modello esemplare del vero discepolo e prima testimone della fede.

    Il cammino della fede è aperto a tutti, senza discriminazione. In questa donna che non ha nome possiamo riconoscerci tutti.

     

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