“Tu stai con me, io sto con te”
di Dante Balbo*
Il peccato non è prima di tutto una trasgressione ad un ordine, una disobbedienza al comando divino, di cui a volte si perde persino il senso, ma un bersaglio mancato, nell'illusione che quello che abbiamo scelto sia il migliore.
Qualche volta ho pensato: "Non mi interessa, quello che voglio adesso è più importante di tutto!".
Il risultato è che mi sono trovato con un pugno di mosche in mano, senza sapere come rimediare, perché quel che si è disfatto, non sempre si può ricostruire.
Gesù in questa prima domenica di Quaresima si trova alle prese con qualcosa di simile.
È nel deserto da molti giorni e ha fame. La proposta è semplice: sei Dio, procurati il cibo.
Avrebbe tradito la sua umanità, il luogo dove camminare con noi, senza privilegi, ma soprattutto avrebbe abbandonato il Padre, dimenticando la sua parola d'amore, per la soddisfazione di un istante della sua pancia.
Continua la battaglia, con questioni più sottili, come la scelta di adorare il nemico, tutt'altro che banale, perché Gesù lo sapeva che la guerra contro Satana sarebbe continuata fino alla fine dei secoli e gli sarebbe costata la morte in croce.
Infine il diavolo lo tenta sul suo essere Messia, con un gesto plateale. Se trasformare le pietre in pane era una questione di cedimento privato, saltare giù dal pinnacolo del tempio, era quasi come scendere dalla croce.
Gesù non cede, non rinuncia alla sua umanità, né all'amicizia con il padre, al legame che mai si spezza, alla scelta che non vuole abbandonare.
Non è il fragile incontro fra le persone, che un gesto o una parola sbagliata possono incrinare, perché ha il suo fondamento niente meno che nella Trinità.
Nel credo diciamo generato e non creato, cioè Dio Padre dall'eternità ha detto Tu al figlio, nel suo immenso amore di genitore e il figlio ha detto da sempre “Abbà” nel riconoscersi da lui amato.
Il diavolo non può capire e cerca di convincere Gesù che c'è di meglio, con proposte quasi ridicole se paragonate a questa unione.
Nel diventare figli nel Figlio, anche noi possiamo dire al Padre: "Tu stai con me sempre, io scelgo te ancora!".
“I molti volti del male”
di don Giuseppe Grampa
All'inizio della sua missione Gesù è tentato da Satana. Il testo odierno adopera tre termini per indicare questa misteriosa presenza: “diavolo”, “tentatore”, “Satana”. Ma molti altri sono, nelle pagine evangeliche, i nomi del male: “demonio”, “maligno”, “avversario”, “nemico”, “principe di questo mondo”, “Beelzebul”. Il male assume volti e forme mutevoli e varie, così come si dice con nomi molteplici.
Il primo, “diavolo”, il più comune é quasi familiare. “È un buon diavolo”, si dice… Il termine greco significa “divisione”. Tutto ciò che scava inimicizia, erige muri di separazione, genera distanza ed estraneità, è opera diabolica. Diabolica la nostra separazione da Dio e dai nostri simili.
Il secondo nome è “tentatore”. Tutte le volte che le nostre scelte sono guidate da ciò che è seducente piuttosto che da ciò che è vero, giusto e buono, allora il tentatore è all'opera.
E infine il terzo nome: “Satana”, cioè “l'avversario”. Indica tutto ciò che si oppone a Dio. E' non volere che Dio sia l'unico Signore della nostra vita preferendogli altri pseudo-valori.
L'evangelo odierno, ricordandoci questa presenza vuole tener viva in noi la consapevolezza del male che sfigura il volto dell'uomo e della terra. Guardiamo a noi stessi e al mondo con serena capacità di apprezzamento ma c'è una dura verità nella preghiera: "Liberaci dal male".
Bisogna riconoscere che il mondo ha le sue notti, c'è una geografia del male, tanti i suoi volti e i suoi nomi. Venerdì 6 marzo l'Europa celebrerà la Giornata dei Giusti per ricordare uomini e donne che non si sono sottratti alla responsabilità di resistere all'alta marea della disumanità e in particolare alla follia nazifascista. Non hanno ceduto alla tentazione del quieto vivere, del farsi i fatti propri, del non guardare negli occhi le vittime. Grazie a loro tanti, Ebrei soprattutto ma non solo, sono stati salvati. Grazie a loro non dobbiamo vergognarci di far parte dell'umanità.
Entriamo in Quaresima con l'aspro segno delle ceneri, memoria della nostra fragilità e di quella polvere del suolo con la quale il Creatore ci ha plasmati a sua immagine e somiglianza. Questa la nostra dignità.